Puglia: tumori, la scoperta: evitare la chemio grazie ad una proteina

2' di lettura 24/09/2020 - L'Istituto De Bellis di Castellana Grotte sarebbe l'autore dell'importante scoperta, per curare molti casi di tumore al seno, al pancreas, alle ovaie e al colon.

I ricercatori dell'Istituto De Bellis di Castellana Grotte, sono stati gli autori di una scoperta degna di rivoluzionare le terapie oncologiche, cosicché senza fare la chemio, le terapie farmacologiche mirate potranno neutralizzare le sole cellule tumorali. La ricerca è stata sostenuta dalla Fondazione Airc e guidata dal professor Cristiano Simone.

Il gene autore della produzione di proteine adibite alla riparazione del nostro DNA, ha il nome di SMYD3. I farmaci che verrano prodotti con SMYD3, permetteranno nel 10-15% dei casi di tumori al seno, al pancreas, alle ovaie e al colon, di evitare la chemio.

La spiegazione del professor Simone sulla scoperta: "La nostra scoperta, amplia l'applicabilità del cosiddetto meccanismo di letalità sintetica, che sfruttando le differenze genetiche (mutazioni) fra cellule tumorali e cellule normali, permette di uccidere in maniera mirata solo quelle cancerose, risparmiando le sane".

"Un principio dunque con grandi potenzialità -sostiene Simone- finora utilizzabile però solo nella terapia del cancro dell'ovaio e del pancreas e solo in pazienti oncologici predisposti a causa di mutazioni dei geni BRCA1/2. Un difetto di questi ultimi geni, coinvolti nella riparazione del DNA, è associato allo sviluppo dei tumori al seno o alle ovaie, rispettivamente nel 5 e 15% dei casi".

"Utilizzando un particolare enzima chiamato PARP, addetto alla riparazione del DNA, la terapia basata sulla letalità sintetica va a colpire così solo le cellule difettose, quelle cioè in cui i geni BRAC1/2 risultano mutati: farmaci mirati dunque, non chemio. Ma non tutti i soggetti malati presentano questa mutazione. E ciò ha reso finora ridotte le possibilità di applicare la letalità sintetica", sottolinea Simone.

Il direttore scientifico del De Bellis, Gianluigi Giannelli, spiega ancora: "Il nostro obiettivo è sviluppare gli inibitori di SMYD3 in modo da ottenere farmaci potenti da testare in istituti clinici controllati, ai fini di questa nuova terapia farmacologica combinata".

Infine, Giannelli conclude: "Da ricordare la collaborazione con l'NIH statunitense oltre che con altri gruppi Airc di Roma, Bologna e Milano, a sottolineare la portata internazionale e interdisciplinare della ricerca, tra l'altro adottata in ambito Airc anche dal prestigioso Top Donors, formato da grande aziende internazionali".


di Angy Trix
redazione@viverepuglia.it





Questo è un articolo pubblicato il 24-09-2020 alle 18:40 sul giornale del 25 settembre 2020 - 168 letture

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